Racconti delle nostre vacanze estive

Ci piace chiamarla “vacanza”, ma è stato soprattutto un viaggio, un viaggio dentro noi stessi, in mezzo alla natura, a fianco degli animali, accompagnati dai nostri limiti, navigando con le nostre emozioni, ascoltando i rumori della nostra mente.

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La Baita gestita da Roberto, Meri e Daniela è un luogo di condivisione prima di tutto; infatti abbiamo condiviso pasti, sensazioni e momenti di gioco. Al nostro arrivo siamo stati accolti calorosamente dai cani di Roberto e Daniela, tre giganti buoni e pelosi; dopo averci spiegato i principi e l’etica della baita, abbiamo visto le stanze. La condivisione di queste è stata una delle fatiche maggiori sentite dagli adolescenti, che, abituati al loro spazio, hanno saputo rispettarsi tra loro e dividersi i tempi ristretti delle docce. I ragazzi si sono occupati di raccogliere la legna con Roberto, così, dopo che tutti se ne sono andati, abbiamo preparato insieme un grigliata; il fuoco ha sciolto un po’ di imbarazzo e ci siamo subito ambientati in mezzo alla natura. Particolarmente significante è stata la conoscenza della famiglia che ha condiviso con noi due intere giornate, le due figlie anche loro adolescenti sono state ottime compagne di gioco e di chiacchere.  L’attività che ha riscontrato più successo è sicuramente stata la passeggiata fino alla Malga Pralongo, un sentiero semplice, fatto di brevi salite e discese, con una vista mozzafiato. Camminare aiuta il pensiero. Lasciarsi guidare dai propri passi favorisce il piacere della scoperta, per vedere cosa c’è oltre la strada. A noi è sembrato che i ragazzi abbiano potuto sperimentare questo momento, ognuno con il proprio ritmo, chi saltellando, chi godendosi la calma del passo, chi in silenzio gustando l’odore del vento. Uno degli obiettivi enunciati da Roberto e Daniela era infatti quello di stimolare i cinque sensi, in modo da poter “sentire” quello che sta attorno a noi. Il giorno seguente è stato pensato per diverse attività, le ragazze hanno potuto lavorare con il corpo guidate da Daniela. Non è sempre facile entrare in contatto con noi stessi, è un percorso che si deve coltivare. “Entrare nella percezione di noi stessi significa iniziare ad essere consapevoli dello spazio che occupiamo, che viviamo, spazio che ci permette di muoverci con presenza nel quotidiano e non solo, la percezione di sé ci permette di entrare nella percezione del corpo dell’altro, è un processo che inizia sempre da sé”, questo ci insegna Daniela. Per noi professionisti della cura, educare alla corporeità significa educare ad udire i segnali che il corpo comunica, esplicitamente o no, a liberare la propria forza e a riconoscere i propri limiti, a rimodulare l’immagine di sé, accettando il proprio sé che si muta nelle varie tappe di passaggio che inevitabilmente la vita ci propone. Le ragazze si sono fatte coinvolgere dimostrando di sapersi mettere in gioco. Dopo l’attività il pranzo è stato vivace e abbiamo conosciuto tante persone. Anche il giorno seguente Daniela ha proposto l’attività, la musica ha probabilmente aiutato i ragazzi a sentirsi a proprio agio. Il grande orto di fronte alla casa era colmo di piante aromatiche e fiori, con cui Meri ci ha preparato delle calde tisane. È così che abbiamo sperimentato la cura nella baita: potendo accovacciarsi nelle amache di Daniela, assaporando foglie di calendula e malva, scoprendo le proprietà della melissa, assaggiando il formaggio di capra dopo aver visto il luogo della preparazione e gustando fantastici gnocchi di malga che Roberto ci ha preparato con cura e attenzione. Le attenzioni premurose verso gli esseri viventi (piante e animali) sono state, in questo “viaggio”, gli esempi di pratiche educative efficaci e imprescindibili. Il clima disteso, i grandi alberi, il bosco intorno a noi e il cielo stellato hanno contribuito a far veicolare i messaggi pedagogici con la spensieratezza di chi, può permettersi di essere spontaneo e autentico davanti al miracolo della natura. Al mattino la colazione era preparata all’esterno. La tavola imbandita e i fiori freschi, era persino più facile sopportarsi! Che noi, si sa, ci si vuole bene, ma… la convivenza porta con sé anche un po’ di malintesi: “Dove hai messo le mie ciabatte?”, “vado in doccia prima io”, “non toccare i miei vestiti”, “lasciami dormire”. Respira a pieni polmoni e riparti. Così ci siamo scontrati e confrontati. 

La visita al maneggio sulla collina è stata davvero appassionante, i cavalli erano più di 40 e subito qualcuno si è tuffato muso a muso con gli animali. È stato interessante provare ad immaginare cosa potesse significare vivere su di una collina isolati da tutto il resto, in mezzo ad un enorme ranch. I proprietari in effetti ci sono sembrati piuttosto soddisfatti del loro stile di vita e non facciamo fatica a crederci. 

Probabilmente le tappe significative del processo educativo potrebbero essere sintetizzate dai verbi osservare, esplorare, conoscere, scegliere. All’interno del contesto della baita abbiamo sperimentato il “guardare”, soffermandoci sulle cose, forse con l’intenzione di saperne di più, per cogliere significati nuovi. In veste di educatrici ci siamo augurate che l’esplorazione potesse consentire la scoperta di qualcosa di inaspettato, privilegiando il desiderio di indagare al fine di potersi godere il piacere della sorpresa. Non sappiamo se per tutti è stato così, ma siamo state felici di aver potuto creare le condizioni perché ciò potesse avvenire. Esplorare il territorio è stata un’opportunità per scoprire le ragioni dentro noi stessi, le possibilità che abbiamo e riconoscere i limiti che ci frenano; l’idea è che questa possa essere un’esperienza per ri-cercare ancora, ri-esplorare, ri-scoprire, ri-motivarsi. 

Prima dei saluti ci siamo riuniti in un cerchio e abbiamo dato voce ai nostri pensieri rispetto ai giorni trascorsi insieme. Non è stato facile parlare di ciò che si è vissuto, forse un po’ perché parlare di noi fa sempre paura, forse un po’ perché le parole non sembrano mai quelle giuste. Il gruppo non sostiene solamente la socializzazione, ma anche lo sviluppo cognitivo e morale, permette di sviluppare capacità come assertività, empatia e autocontrollo, i quali hanno concorso a creare un clima inclusivo. Tra gli obiettivi pensati a favore del benessere dei ragazzi abbiamo individuato la possibilità di riconoscere il valore delle diversità individuali, promuovere la solidarietà ed il sostegno reciproco. Abbiamo la presunzione di poter dire che qualcosa è stato costruito nell’ambiente della baita, il resto sta a noi e alla nostra volontà di sentirci sempre comunità, privilegiando lo scambio e la conoscenza reciproca. 

Quindi il nostro viaggio continua. 

Silvia, educatrice delle comunità educative